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Robert Ervin Howard
di Fritz Tegularius

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..:: Vita e opere ::..

Robert Ervin Howard (REH, d'ora in avanti) nacque a Peaster, Texas, il 24 gennaio 1906. La sua famiglia si spostò per alcuni anni da una zona all'altra di questo stato, fino a stabilirsi, nel 1919, a Cross Plains. In questa cittadina di millecinquecento abitanti REH trascorse tutta la propria breve vita.

Breve e triste, si sarebbe tentati di aggiungere. Oppresso da un padre autoritario e da una madre fin troppo protettiva e possessiva, REH ebbe un'infanzia abbastanza difficile: amante dei libri e di fisico gracile, il piccolo Robert fu spesso oggetto delle prepotenze dei soliti ragazzi violenti, ed è facile immaginare come i suoi rapporti con i genitori abbiano risentito di questa situazione. In particolare, la relazione con la madre si fece sempre più intensa, allo stesso tempo vitale e soffocante. La donna circondò il figlio di un amore assoluto, ma pretese in cambio assoluta fedeltà.

REH cercò di lottare contro questo stato di cose, per tutta la vita. Praticò a lungo boxe e pesistica per rafforzarsi e non dover temere più soprusi da parte di nessuno (e lo sport restò per lui una passione, ben presente nella sua narrativa); cercò di farsi degli amici al di fuori di Cross Plains (e riuscì ad intrecciare saldi legami epistolari con altri scrittori, quali H.P.Lovecraft e E.Hoffman Price ); tentò infine, seppur con qualche goffaggine, di trovarsi una ragazza - e qua la sua timidezza, la scarsa stima che nutriva per se stesso e la dura opposizione della madre congiurarono per negargli vere soddisfazioni.

Le tristi esperienze della giovinezza e la difficile situazione familiare fecero sì che un profondo pessimismo si impadronisse del suo animo, instillandovi una sfiducia disperata nel mondo e nella società. Una sfiducia che negli anni successivi assunse forme lievemente paranoiche: REH girava spesso armato e temeva di avere nemici mortali (il che, se appare assurdo ai nostri occhi, non lo è in realtà più che tanto se pensiamo che nel Texas dei primi del secolo le storie dell'epopea western erano le stesse che gli anziani raccontavano ai bambini ed appartenevano ad un passato non molto remoto). Tuttavia, Cross Plains ai tempi di REH era ormai una cittadina petrolifera come tante altre, senza alcunchè di speciale, senza particolari opportunità da offrire ai propri figli, senza una vera e propria vita culturale. REH, dopo aver compiuto studi commerciali (che non amò) e rinunciato a frequentare il college (per una istintiva insofferenza nei confronti di ogni autorità e disciplina), svolse vari lavori, senza trovarvi alcuna soddisfazione. Nel 1921, infatti, a soli quindici anni, aveva già iniziato a scrivere racconti e a spedirli a vari editori.

Solo nel 1924, però, una sua opera riuscì a comparire su un periodico. La rivista era Weird Tales , e il racconto si intitolava Spear and fang (si trattava di una storia di cavernicoli che si contendono una donna).

Fu l'inizio di una carriera letteraria e di una assidua collaborazione con Weird Tales e, in generale, con i "pulp magazines", riviste popolari di storie avventurose e/o fantastiche, dall'esistenza precaria e dall'ancor più precario stato economico (i pagamenti per le opere pubblicate erano in costante ritardo).

Si noti che REH non potè vedere la proprie opere raccolte in volume: solo negli anni Cinquanta (venti anni dopo la morte dello scrittore) fu pubblicata un'antologia delle avventure di Conan .

Ricordiamo altre tre date molto importanti nella carriere letteraria di REH:

- il 1928, anno in cui vide la luce Red Shadows , un racconto avente come protagonista Solomon Kane , un puritano del sedicesimo secolo in perpetua lotta contro il male e l'ingiustizia: il primo personaggio cui REH dedicò più di un racconto;

- il 1929, anno di nascita di Kull di Valusia , un guerriero atlantideo che affronta ogni genere di avventure fino a farsi re con le proprio forze, in un mondo fantastico che si situa nella più remota preistoria della Terra. Kull è il modello ideale ispirandosi al quale REH plasmò tre anni più tardi Conan il cimmero (non a caso, la prima avventura di Conan - The Phoenix on the Sword - è un riadattamento di una storia invenduta di Kull - By this Axe I rule! );

- il 1932, anno di pubblicazione del racconto The Phoenix on the Sword , in cui viene presentato ai lettori di Weird Tales un cupo barbaro della Cimmeria che si è impadronito del trono di Aquilonia e deve difendersi dalla minaccia di una congiura e di temibili magie. Nasce così Conan il barbaro , forse il personaggio più famoso di REH, e certo quello che riscosse (e continua a riscuotere) il maggior successo.

Conan dette l'occasione a REH di mettere alla prova le proprie capacità creatrici: attorno al barbaro si sviluppò, in principio quale sfondo per le sue avventure, un mondo di nazioni in lotta fra loro e di civiltà antichissime. Di racconto in racconto questo mondo si arricchì di nuovi particolari e di intima coerenza, fino a divenire un piccolo cosmo traboccante di vita, di magia e di storia (REH scrisse un saggio in proposito - L'era hyboriana - in cui analizza le trasformazioni storiche e geologiche attraverso le quali da quel mondo remoto emersero il continente e le civiltà euro-asiatiche). Ogni orizzonte, temporale o geografico, ne evoca altri, più lontani e sfumati: l'era hyboriana (così REH ha chiamato l'epoca di Conan) è collocata a dodicimila anni di distanza dal nostro presente, ma un passato ancora più remoto si cela dietro di essa: i tempi di Atlantide, del perduto impero di Acheron, di ere precedenti la venuta dell'uomo sulla Terra. Spesso, da questi abissi temporali, così come da terre lontane o da altre dimensioni, scaturiscono insidie mortali che il cimmero deve affrontare (e non è un caso che REH abbia scritto anche racconti "alla Lovecraft" , in cui i pericoli incombenti sull'uomo si caricano di una profonda valenza orrorifica ed emergono dagli angoli più nascosti del cosmo).

Un mondo "a scatole cinesi" (l'espressione è del critico G.Lippi), variopinto e multiforme, dietro cui si celano forze minacciose, nemiche dell'uomo. In questo mondo si muovono gli eroi howardiani, perpetuamente coinvolti nelle lotte fra i potenti e nei giochi crudeli degli stregoni; costretti a combattere contro creature e presenze mostruose strisciate fuori dall'ombra di giungle primordiali o dalle ciclopiche rovine di città dimenticate; chiamati spesso a decidere del destino di un regno potendo contare soltanto sulla propria spada e sul proprio coraggio. Questa è, in fondo, l'essenza stessa della "heroic fantasy", quale REH la concepì, forse inconsapevolmente, mescolando vari generi letterari o reinterpretandoli alla luce di un profondo desiderio di avventura.

Non è solo il cosmo a rivelarsi insicuro ed ostile nell'opera di REH. Leggendo le storie di Conan, si coglie una nota costante di sfiducia nei confronti di ogni realizzazione umana. Civiltà, cultura, istituzioni, la stessa idea di vita associata: tutto viene travolto da un'onda di pessimismo radicale.

Quando non sono le stesse vicende narrate ad illustrare la perniciosità e l'inconsistenza della civiltà (nelle opere di REH il potere è sempre accompagnato da congiure e tradimenti, le città sono abissi di corruzione e ogni conquista sociale è fragilissima), sulle labbra dei personaggi risuonano esplicite denunce della falsità in cui gli uomini hanno avvolto il mondo. Lo splendido racconto "Al di là del Fiume Nero" (esempio perfetto, per tanti versi, della "filosofia" di REH) termina con queste parole: "-La barbarie è la condizione naturale del genere umano. (...) La civiltà è innaturale. E' un capriccio del caso. E la barbarie alla fine trionfa sempre.-". Altrove ("Gli dei di Bal Sagoth"), Turlogh O'Brien , un altro personaggio howardiano, così commenta il caso che ha fatto di lui il re di una terra destinata a scomparire in un turbine di sangue e violenza: "il mio regno sta svanendo nel cielo del mattino. E questo vale per tutti gli altri imperi del mondo... sogni e fantasmi e fumo."

Abbiamo visto come la vita avesse portato REH a nutrire una radicale sfiducia nei confronti della società e possiamo quindi comprendere l'origine del pessimismo howardiano.

Certo, la scrittura costituì una forma di evasione dal soffocante ambiente familiare e cittadino, avaro di soddisfazioni: in tal senso il culto della barbarie (opposto all'accettazione della civiltà), le violente passioni cui i personaggi di REH si abbandonano, il desiderio di libertà e di solitudine che li spinge a mettersi di nuovo in viaggio dopo ogni avventura, facendo loro assaporare solo per breve tempo la tranquillità e il riposo, sono incarnazioni letterarie della profonda insoddisfazione vissuta dallo scrittore e si accordano perfettamente con altri temi ricorrenti della narrativa howardiana, quali l'esotismo, le ambientazioni western e il culto della forza fisica.

REH, infatti, scrisse anche racconti assolutamente realistici, e tuttavia avventurosi e affascinanti quanto le sue opere fantasy. In alcuni di essi narrò storie di pugilato (che furono pubblicate su riviste specializzate), in altri avventure di pirati nei mari orientali. Uno spazio a sè occupano i racconti western , che dal 1933 al 1936 assorbirono sempre più lo scrittore, fino a fargli pensare di abbandonare a loro favore ogni altro genere narrativo. Il risultato furono una serie di opere considerate tra le migliori di REH (grande conoscitore del mondo della frontiera).

In fondo, anche questa produzione (poco conosciuta in Italia) è espressione di un intenso desiderio di fuga, di superamento delle convenzioni sociali che falsificano la vita e alla cui tirannia era facile sottrarsi, in altri tempi o altri luoghi (e magari nello stesso Texas, in epoche più eroiche e selvagge).

Analogo è il senso dei molti racconti (stavolta fantastici) dedicati ai celti e ai pitti (ciclo di Turlough O'Brien il Nero e di Bran Mak Morn , ambientati, rispettivamente, attorno all'anno mille e al tempo dell'invasione romana della Britannia). Qua emerge un'altra passione di REH: la celtomania; e una sua fissazione: quella per le razze. Una passione e una fissazione fra loro intimamente collegate, e perfettamente coerenti con la visione del mondo che egli aveva. Se infatti di razzismo si può parlare per REH, si deve tenere ben presente che si tratta di un razzismo "al contrario": non finalizzato a giustificare il predominio di una razza sull'altra, ma indispensabile piuttosto per fornire al personaggio salde radici al di sotto dei falsi valori della civiltà: radici che gli permettano di godere di forza e abilità speciali, necessarie nel lungo e solitario viaggio attraverso il mondo. In tal senso, il selvaggio (cimmero, pitto, nero o di qualsiasi altra "razza") risulta spesso vincente nei racconti di REH, e certo più "simpatico" dell'uomo civilizzato che ha rinunciato ad ogni legame con la propria stirpe (e quindi con se stesso) ed è sceso a compromessi con la società.

La scrittura, dunque, quale evasione (per REH, ma anche per i suoi lettori, che non avevano certo da stare molto allegri nell'America della Grande Depressione)... quale salvezza, si sarebbe tentati di dire. Ma così non fu.

Sfortunatamente, i molti nodi mai sciolti nell'esistenza di REH vennero tragicamente al pettine nell'estate del 1936.

Abbiamo visto come a partire dal '33 l'attività letteraria di Robert fosse andata crescendo (soprattutto per merito della produzione di genere western); in questi anni egli era entrato in contatto (sempre epistolare) con vari altri scrittori che pubblicavano le loro opere su Weird Tales (C.A.Smith, H.P.Lovecraft. E.Hoffman Price); nel 1934, addirittura, Hoffman Price si era spinto fino in Texas per far visita all'amico e i due, insieme a Lovecraft, avevano progettato un'escursione fino in Messico. Sempre in questo periodo, REH (lottando contro sua madre che cercava sempre di tenerlo legato a sè) si era "quasi fidanzato" con una ragazza di Cross Plains, Novaline Price, maestra e aspirante scrittrice.

Tutto pareva volgere al meglio...

Ma nella primavera del '36 la salute della madre di REH, da tempo precaria, peggiorò ulteriormente. Il figlio doveva stare assiduamente al suo capezzale e tutto il resto passò in secondo piano: il fidanzamento fu rotto, l'attività letteraria fu sempre più trascurata. Finchè, l'11 giugno 1936, la madre entrò in coma, senza più alcuna speranza di riprendersi.

Robert si allontanò da casa in macchina e, sempre in macchina, si sparò alla tempia con la propria pistola. La madre morì più tardi quello stesso giorno, senza sapere nulla del suicidio del figlio.

Dalla vita di REH è stato tratto il film "Il mondo intero", (The whole wide world) di Dan Ireland, USA 1996

 

..:: Nota ::..

Le notizie contenute in questo profilo, così come la totalità delle riflessioni critiche sull'opera di Robert Ervin Howard, sono state tratte dalle introduzioni di G.Lippi ai volumi dell'edizione Mondadori dei racconti di Conan, dai saggi contenuti nel volume "Il Segno del Serpente" (Yorick), dall'introduzione di G.de Turris all'antologia "Ombre dal Tempo" (Fanucci).

Gli errori, i fraintendimenti e le mistificazioni sono opera mia... ;oPP

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