La Bussolo d'Oro
di Philip Pullman
Titolo: La Bussolo d'Oro
Titolo originale: His dark Materials 1: Northern Lights
Di: Philip Pullman
Editore: TEA
Pagine: 354
Prezzo: L. 15.000
"Lyra e il suo daimon si mossero nella crescente penombra
del salone...".
Inizia cosi' LA BUSSOLA D'ORO, primo volume della trilogia QUESTE OSCURE
MATERIE di Philip Pullman; e con questo inizio vengono subito individuati
i due punti di forza del primo romanzo.
Un personaggio splendido e una geniale invenzione - Lyra e il suo daimon,
appunto -, che riescono a fare di quest'opera qualcosa di straordinario.
Paradossalmente Pullman non e' imho un grande scrittore:
troppo discontinuo, alterna una scrittura sciatta e approssimativa a
brani molto elaborati, molto letterari, piacevoli in se' e per se' ma
fuori luogo nel corpo della narrazione. Le scene un po' piu movimentate
sono descritte in modo notevolmente maldestro (tanto da non risultare
perfettamente chiare). I personaggi - quelli che si muovono attorno
a Lyra - sono analizzati e descritti in modo superficiale, o si riducono
a semplici stereotipi. E tuttavia...
E tuttavia Lyra occupa sempre la scena e conquista l'attenzione del
lettore con la sua vitalita', le sue contraddizioni di bambina, le bugie,
le astuzie e l'ingenuita' - rese da Pullman con grande efficacia - che
di volta in volta la salvano e la mettono in pericolo, in un mondo simile
al nostro e al contempo diverso, che l'autore ha genialmente ideato
e descritto. Un mondo in cui scienza e tecnologia avanzate convivono
con la magia, e la storia e la cultura hanno subito uno sviluppo originale.
In concreto, il lettore deve aspettarsi un bizzarro mix di elementi
consueti e inconsueti, di presenze classiche in un romanzo fantasy e
di interessanti invenzioni fanta-politiche e fanta-biologiche rese possibili
dalla natura ibrida dell'universo delineato da Pullman. Fra queste,
la piu' geniale: ogni uomo e ogni donna hanno accanto a se' fin dall'infanzia
un daimon in forma di animale, che e' al tempo stesso coscienza e specchio
delle piu' riposte passioni, amico del cuore, presenza familiare, confidente...
una creatura legata anima e corpo al proprio umano, che cresce e soffre
con lui e con lui muore, senza mai lasciarlo solo.
Qualche parola sulla trama...
Lyra vive al sicuro in un college inglese: orfana di entrambi i genitori
e' stata affidata da un ricco zio alle cure dei vecchi accademici...
l'ambiente e' affascinante ma la piccola sogna il mondo esterno, i paesi
lontani, e il lontanissimo Nord, dove suo zio compie i propri viaggi
di ricerca. Misteriosi rapimenti di bambini funestano l'Inghilterra...
dei resposabili - ribattezzati dal popolo Ingoiatori - non si sa nulla,
se non che forse a guidarli e' una bellissima donna... nel numero delle
vittime finisce ben presto anche uno dei piu' cari amici di Lyra...
Ben presto la bambina dovra' scoprire cosa si cela al di fuori delle
mura del college: e non ci saranno solo pericoli ad attenderla, ma anche
rivelazioni di portata cosmica, verita' e sofferenze indicibili. Lyra
si trovera' coinvolta in un intrigo di proporzioni mondiali, che vede
coinvolte temibili potenze (fra le quali una Chiesa che non ha affatto
rinunciato al potere temporale) decise a conservare o ad accrescere
la propria supremazia combattendo contro novita' e rivelazioni che potrebbero
scuoterne le fondamenta. E nelle loro strategie le vite dei semplici
esseri umani non hanno alcun valore.
Infine, un punto che mi sta piuttosto a cuore.
Tempo fa, qualcuno scrisse che "Pullman è un eretico anti
clericale convinto...". Puntualizzo che sono molto sensibile al
riguardo, ma devo confessare che in questo primo romanzo della trilogia
non ho incontrato elementi che mi abbiano disturbato. Pullman possiede
certamente un forte istinto anarchico, che gli fa amare individui intraprendenti
che non rispettano niente e nessuno, popoli nomadi o selvaggi, in genere
ogni escluso dal consesso civile. Questo lo porta a criticare con forza
certe forme sclerotizzate e inautentiche di organizzazione sociale e
ogni istituzione repressiva. Tra queste c'e' in effetti la chiesa, che
in LA BUSSOLA D'ORO e' un po' il centro motore malvagio per eccellenza.
Ma la chiesa che l'autore descrive e' piu' un frutto della sua immaginazione,
piu' un simbolo del potere e dell'inautenticita' che una presenza realmente
simile alla corrispondente istituzione del nostro mondo.
Fritz Tegularius
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