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Eco del grande canto
di David Gemmell

Titolo: Eco del grande canto
Di: David Gemmell
Editore: Fanucci (1999)
Pagine: 375 circa
Prezzo: 25.000

La cosa migliore è il titolo.

Non che non mi sia piaciuto, mentirei.

L'idea di partenza non è poi così malvagia, ci sono alcune felici intuizioni e l'autore sa come enumerare le esigenze politiche che una situazione del genere potrebbe generare.

Inolte alcuni dei personaggi sono sufficientemente sfaccettati.

Ma c'è un ma.

Alla fin fine, pur restando un romanzo godibile dall'inizio alla fine ha parecchi difetti.
Intanto è discontinuo. Poi l'azione è spesso troppo sbrigativa, poco motivata.
Si cambia poluitica (e ci può anche stare) ed atteggiamento con una velocità sconvolgente.

Poi i personaggi emergono e si reimmergono in continuazione dallo/nello stereotipo.
Alla fin fine solo Ro, che una volta emerso dallo stereotipo, subisce un'evoluzione coerente (seppur troppo accelerata, ma almeno la cosa è giustificata)
e solo Mano-sulla-Luna resta, pur nella sua semplicità, è un personaggio le cui motivazioni e le cui azioni sembrano avere un senso.

Anche Virukk in realtà, ma Viruk è pazzo.

Inolte troppa etica del sacrificio e mal sfruttate quasi tutte le istanze narrative proposte.

Insomma, leggibile, ma essendo la prima cosa che ho letto di lui, non finisce certo ai primi posti nella mia lista delle letture

-rosso-

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