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Il serpente Ouroboros Titolo: Il serpente Ouroboros "Il serpente Ouroboros" è ambientato su un
mondo fantasy (che, a quanto scritto all'inizio, dovrebbe trovarsi su
Mercurio, ma questo lo potete tranquillamente ignorare), nel quale si
confrontano i due popoli dei Demoni e delle Streghe (ma non fatevi fuorviare
da questi due nomi: Demoni e Streghe sono solo i nomi di due popoli
che nulla hanno a che fare con i concetti di "demone" e "strega"
a cui siamo abituati). Quando Gorice, re delle Streghe, esige dal popolo
dei Demoni un atto di sottomissione, inevitabilmente scoppia una guerra
che trascinerà nelle proprie sorti alterne i più grandi eroi delle
due fazioni. Questa, a grandi linee, la trama. Ma l'elemento più eclatante, quello che non si può fare a meno di notare, è la particolarità dello stile di questo romanzo. Pur tenendo conto che si tratta di un'opera del lontano 1922, lo stile appare decisamente arcaico e ricercato, e moltissimi sono i passaggi che ricordano in maniera impressionante i drammaturghi del seicento (Shakespeare in testa). Questo a volte conferisce alla narrazione una grandiosità piacevole (soprattutto quando a parlare con tale magniloquenza sono i personaggi e non il narratore), ma assai spesso sfocia nella pesantezza, nelle lunghe descrizioni (infarcite di nomi di pietre preziose sconosciute ai più) che appaiono decisamente noiose. A tratti, poi, la somiglianza stilistica diventa vera e propria citazione, il che mi lascia forse un po' perplessa (che senso ha riportare per intero sonetti di Shakespeare o opere simili e metterli in bocca ai personaggi come se fossero opera loro?). Nel complesso, trovo difficile dare un giudizio unitario
di questo libro. Giacomo Rossini, parlando di Wagner, diceva che aveva
"dei bellissimi momenti, ma dei terribili quarti d'ora", ed
è una definizione che ben si addice anche al "Serpente".
A tratti lo stile imponente, la grandiosità dei personaggi, la drammaticità
un po' barocca degli avvenimenti coinvolgono ed entusiasmano. Altre
volte pesano, mancano di equilibrio, o decisamente annoiano. Claudia Rege Cambrin in Marcotroll |
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